8 MARZO, un giorno da vivere!

Cos’è l’8 marzo? Una  festa, una  celebrazione, una  ricorrenza, una commemorazione,  un  ricordo,  un giorno della memoria ….? Ogni anno, quando il calendario arriva alla pagina dell’8 marzo, si avverte una incertezza su come definire la giornata dedicata alle donne.

In passato era sicuramente una festa, quando le donne non erano abituate a festeggiare se stesse o comunque a porsi in evidenza con un giorno dedicato a sé. Tra l’altro, l’8 marzo divenne la giornata delle donne perché ricordava lavoratrici morte nell’ incendio della loro fabbrica all’inizio del secolo scorso, per cui era ed è anche una ricorrenza.  Negli ultimi anni, quindi, le definizioni spaziano tra festa e ricorrenza, ma   sempre di più sta diventando un giorno dedicato agli anniversari delle tante donne uccise nel loro libero esercizio del dovere di vivere!  Sul mio sito sirasebstianelli.it nella pagina dedicata al blog-magazine Third life, ho pubblicato negli anni delle riflessioni sull’ 8 marzo, ponendo l’8 prima tra parentesi (marzo 2013) e poi con un apostrofo (marzo 2015), segno di elisione della vita. L’8 marzo dovrebbe essere un giorno dedicato alla vita delle donne, lasciando che i riflettori siano puntati sulla strada percorsa e su quella da percorrere, nella consapevolezza, però, che più si farà luce più si noteranno le mancanze, buchi neri in cui sono precipitate donne risucchiate dalla furia assassina di chi elimina ciò che non può possedere. Proprio per questo, il Progetto Itinerante, da me ideato e promosso, “Un’ Àncora per non dire più Ancòra, cambiare accento per cambiare prospettiva”, dopo aver attraversato diverse città dell’Italia e della Svizzera, continuerà prossimamente il suo cammino per portare avanti la narrazione della vita di tante donne, la cui storia terrena si è interrotta, ma quella spirituale continua, attraverso antiche ballate accompagnate dalle arpe e dalle voci dell’Ensemble Sinetempore Harp Attack. L’Ensemble esegue  brani musicali tratti dal canzoniere popolare italiano, le cui tematiche vertono sulle vessazioni, mortificazioni e violenze che le donne hanno subito nei secoli. Le storie popolari, tramandate nel tempo e tradotte in ballate musicali, sono un esempio di come sia possibile stimolare riflessioni coniugando psicologia, musica e valore della vita. Una narrazione antica, declinata al presente, per avviare un percorso  che affonda le proprie radici nell’immaginario  archetipico dell’umanità.

La scelta dello strumento dell’arpa non è casuale, in quanto le corde di cui è composta producono vibrazioni che meglio di altri strumenti entrano in risonanza con le emozioni, attivando canali di comunicazione più efficaci di tante parole.

Per l’8 marzo, a tutte le donne, non si può che rinnovare l’augurio nel senso antico di augurium, cioè presagio favorevole, per un futuro di crescita e di accrescimento.

Un giorno in più, il 29 febbraio, per l’equilibrio del tempo!

Il mese di febbraio sta per concludersi, ma ci regala un giorno in più. Il 29 febbraio ricorre ogni quattro anni nell’anno denominato bisestile. In genere l’anno bisestile è associato all’idea che sia un anno nefasto! Certo, quanto sta accadendo in questi giorni sembrerebbe non smentire la nomea. Come fare per uscire da una profezia che sembra autodeterminarsi? In genere, tutto ciò che si presenta come un’anomalia induce sospetto, perché non rientra tra gli accadimenti prevedibili, ma ciò che ritorna ogni quattro anni, a chiudere un ciclo che si perpetua nei secoli, non dovrebbe rappresentare un evento negativo, eppure l’alone inquietante continua a esserci. Il 29 febbraio, un giorno di compensazione che riporta in equilibrio la misura del tempo geo-astronomico, per cui dovrebbe essere percepito come il giorno in cui si chiude il cerchio, simbolo, tra l’altro, del tempo. Il cerchio evoca il movimento, come la ruota del tempo che gira instancabilmente, insieme all’Universo e alla Terra. Il 29 febbraio, quindi, è un giorno che chiude un ciclo, affinché se ne apra un altro, offrendo quell’attimo di riflessione in più, che consente di fermarsi e di riprendere il cammino nell’esistenza, con maggiore consapevolezza. Tempo, equilibrio, consapevolezza, parole chiave per attraversare la vita e accompagnarla nella sua evoluzione, dando, così, un significato diverso al 29 febbraio, il giorno in più!

Tra scienza e fantascienza: quando il gioco diventa realtà!

Nel 2005 l’incidente del Corrupted Blood, sangue corrotto, causato da un problema tecnico creatosi all’interno di un gioco virtuale chiamato World of Warcraft, sembra aver anticipato tutte le problematiche pratiche e psicologiche evidenziate dal virus Corona, che in questi mesi si è andato diffondendo attraverso il contagio, in prima battuta da animale a essere umano e poi da essere umano a essere umano.

L’epidemia virtuale all’interno di World of Warcraft fu scatenata dall’introduzione volontaria nel gioco di un effetto negativo, denominato debuff, le cui conseguenze, tra gli avatar dei giocatori (reali), sfuggirono di mano, al punto di causare la diffusione di un virus che dagli animali, sempre virtuali, dei cacciatori e dei demoni stregoni, si trasmetteva ai giocatori. La pandemia danneggiò i giocatori del livello più alto (forti) e uccise quelli del livello più basso (deboli), al punto che da quel momento in poi i comportamenti dei partecipanti al gioco iniziarono a sovrapporre il virtuale con il reale. Il contagio si trasmetteva in modo esponenziale, nessuno se ne poteva sentire al riparo, ma ci fu chi, avendo poteri curativi, cercava di aiutare a guarire i malati, chi ne approfittava per eliminare concorrenti pericolosi e chi invece si nascondeva nei luoghi più remoti, aspettando che si arrivasse a una risoluzione della pandemia.

L’evento del sangue corrotto negli anni è stato studiato per la sua singolarità, legata sia alla diffusione imprevedibile del bug e sia alle reazioni dei giocatori che offrivano una simulazione molto reale di quanto sarebbe potuto accadere. Oggi, il corona virus ha trascinato la simulazione nella realtà più drammatica. Paura, diffidenza, allarme, bisogno di cercare barriere anche inutili per difendersi dal nemico invisibile, hanno attraversato lo schermo del virtuale e si sono collocate nella vita reale. Nelle situazioni di pericolo si manifestano meccanismi di difesa messi in atto da ogni essere umano per salvarsi, per evitare di soccombere, in questo caso, al contagio, producendo comportamenti che lasciano sempre uno spazio alla imprevedibilità. La soluzione alle epidemie contemporanee, come anche in quelle virtuali, è la stessa che nei secoli è stata applicata dalle comunità contagiate da malattie delle tipologie più varie, cioè la quarantena! La quarantena non è solo l’isolamento delle persone, delle città e delle nazioni infette, ma il numero dei giorni per giungere al compimento di un ciclo e prepararsi a un cambiamento radicale. Il tempo della quarantena è quasi un periodo di prova per chi la subisce oltre a essere associata a un castigo, come nel racconto biblico del Diluvio Universale. L’evento del Corrupted Blood si verificò il 13 settembre del 2005 e si tentò di risolvere anch’esso con una quarantena che cercò, anche se insufficientemente, di chiudere il gioco per poter “purificare” il meccanismo infetto. Incredibilmente, il numero 13 è associato al 40, condividendo gli stessi significati, di morte simbolica, di prova iniziatica e di trapasso che permette la seconda nascita, la nascita spirituale. (Morel, C., Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze, Giunti Editore, Firenze,2006). Un filo rosso che congiungeva il giorno in cui si sarebbe scatenato il contagio con la sua soluzione, cioè la quarantena. La quarantena, va rispettata nel virtuale, ma soprattutto nel reale, perché nel mondo reale si ammalano e muoiono le persone, mentre nel mondo virtuale muoiono gli avatar, programmati per rinascere. Gli esseri umani possono rinascere soltanto simbolicamente a nuova vita e la speranza è che la quarantena, in cui oggi il mondo è confinato, serva realmente a questo.

Incubo, dal sogno alla realtà!

Nell’ultimo articolo “ANGELI, barriere piumate dell’esistenza” pubblicato su questo sito, ho avviato una riflessione sugli Angeli e ringrazio coloro che hanno lasciato un commento, sottolineando l’opportunità per approfondirne il significato simbolico, oltre a segnalarne l’uso e l’abuso che si fa a volte di questa immagine. In questi giorni probabilmente saranno molte le persone che si affidano a Entità Supreme per scongiurare il pericolo di essere contagiati dal Virus denominato Corona, considerando che vere e proprie possibilità di prevenzione non ce ne sono, se non quelle dettate dal buon senso.

L’incubo di un ipotetico contagio serpeggia tra le persone, che tentano di difendersi costruendo barriere fisiche ed evitando presumibili luoghi più a rischio. In questi casi, ognuno attiva i meccanismi di difesa psichici che ritiene utili, dall’evitamento alla negazione, dalla rimozione alla proiezione, pur di arginare la paura. L’incubo è un termine che in genere si riferisce al sogno che ci risveglia nel bel mezzo della notte, producendo sollievo per aver interrotto una sequenza di eventi insostenibili. La psicoanalista svizzera Marie-Louise von Franz nel testo “Il Mondo dei Sogni”, definiva l’incubo come l’elettroshock della coscienza, intendendo il risveglio forzato come uno scuotimento da parte dell’inconscio, per non lasciare che qualche contenuto importante, per la propria esistenza, varcasse la soglia dell’oblio. Il virus sta producendo uguale effetto, scuote le coscienze affinché prendano atto di quanto eventi reali stiano attraversando il confine della fantascienza, materializzandosi in pericoli per l’umanità. L’invasione di esseri invisibili, che sembrano delle proiezioni della parte Ombra dell’inconscio collettivo, producono distruzione sul pianeta Terra, colpendo la parte vitale dell’umanità, con potenziale rischio per la specie. Scenario catastrofico che può e deve essere evitato, risvegliando le coscienze alla riconsiderazione delle priorità dell’esistenza, per attivare, come affermavo nel precedente articolo sugli Angeli, la funzione salvifica che ognuno porta dentro di sé per proteggere se stesso e gli altri, attivando una ripartenza individuale in compagnia dell’umanità come suggerisce il filosofo francese Alain Badiou.

“L’incubo serve a risvegliare. L’incubo è caratterizzato dall’urgenza, come se l’inconscio dicesse ‘Guarda qui, questo problema è urgente’.” (M.L., von Franz, Il mondo dei sogni. Il simbolismo onirico nella psicologia junghiana, ed.TEA, Milano, 1996, pag.96)

ANGELI, barriere piumate dell’esistenza!

In questi ultimi tempi assistiamo a un’invasione di esseri alati che con i loro arti piumati rompono l’aria, emanando un soffio vitale negli animi umani. Il messaggero di Dio sembra sia tornato sulla terra e, oggi più di ieri, l’umanità ne sente il bisogno e ne evoca la sua presenza. L’angelo custode, non a caso, è diventato il protagonista del mondo contemporaneo proprio quando la robotizzazione consente di aspirare sì al paradiso, ma a quello artificiale. Ormai la figura dell’angelo è presente sempre di più nella pubblicità, nei testi delle canzoni, nelle produzioni letterarie e nei film, dove in ogni epoca è stato scritturato. L’interesse psicologico è inevitabile e di conseguenza avviare una riflessione è possibile, per capire un po’ di più l’essere umano, alla ricerca di se stesso e del senso della vita.

L’essere umano ha sempre albergato dentro di sé dimensioni opposte, ma indissolubilmente legate come il bene e il male, il positivo e il negativo, la luce e le tenebre, che nell’immaginario collettivo possono trovare una raffigurazione simbolica nell’immagine angelica o demoniaca.

L’impalpabilità di tali entità astratte stimola la fantasia, al punto di attribuire a esse delle sembianze umane e la società in cui viviamo oggi, essenzialmente fondata sull’immagine, non poteva non attingere all’iconografia, che nei secoli ha rappresentato gli angeli o i diavoli, per riproporli.

La figura angelica si manifesta, probabilmente, per il bisogno di avere una guida, oppure di qualcuno che ci dica se stiamo procedendo bene o male, ci consigli, ci protegga, che ascolti in modo disinteressato e sia sempre disponibile per lenire la sofferenza, derivante dal senso di solitudine, che pervade la propria anima. Emerge, così, l’esigenza di ricevere qualcosa di buono e di positivo in un momento in cui l’esistenza è costellata di aggressività, prevaricazione, competitività esasperata che inevitabilmente generano e alimentano l’ansia. L’angelo si trasforma in un compagno di viaggio su cui contare, soprattutto, quando si perde la fiducia in se stessi. A questo punto, l’esistenza si circonda di angeli, per esorcizzare la paura della zona d’ombra della vita, creando intorno a sé una barriera piumata, per evitare le infiltrazioni demoniache, espressione di distruttività dei valori della vita, per garantirsi, oggi più che mai, la luce della consapevolezza. Qualcuno potrà essere scettico altri fortemente convinti che gli angeli esistano, ma in ogni caso sarebbe utile porsi la domanda come mai l’essere umano si senta così solo da cercare una presenza  condizionatamente disponibile nella propria vita. Quando si riceve una parola di conforto o si è salvati dall’intervento di qualcuno, spesso, si sente l’espressione “..ma è stato un angelo!” quasi a sottolineare che l’essere umano per fare del bene abbia bisogno di una componente divina. Prioritario, allora, è che l’umanità ritrovi fiducia in se stessa e nelle proprie potenzialità, affinché alla componente umana sia attribuita una peculiarità anche salvifica, per sentirsene portatrice e attivarla, quando sia necessario, per sé e per gli altri

Mese di Gennaio: Passato e Futuro coniugati al presente

 

Il mese di Gennaio  offre la possibilità di attraversare la soglia che ci conduce dal passato al futuro.  Gennaio è il  mese consacrato a Janus, il dio romano dai due volti, uno, dalla fisionomia di un vecchio, rivolto verso il passato e l’altro,  di un giovane,  rivolto verso il futuro.  Januarius  è, quindi,  la porta   che si apre  con il nuovo anno, per accoglierne la nascita. Il passato e il futuro, nel primo mese dell’anno,  trovano il momento di congiunzione nell’attimo  presente, da cogliere senza indugio, per poterlo vivere nella sua essenza. Gennaio è  anche un mese della stagione invernale che ha come simbolo il seme, messo a dimora nella terra e che darà i suoi frutti nelle stagioni successive, quindi un periodo in cui si creano le basi per  nuovi progetti che si concretizzeranno nel tempo.   L’inizio del nuovo anno è sempre  intriso di nuova energia che alimenta il  desiderio e la  speranza che qualcosa possa realizzarsi, importante è non essere impazienti, affinché ci sia il tempo per la maturazione degli eventi.

 

 

Yoga & Arpa: Vibrazioni per il solstizio d’inverno

per risvegliare il sole, la sua luce e la sua energia

Sabato 21/12/2019 ore 11

Presso Amrita, Yoga e Ayurveda, in via dei Georgofili, 149 Roma

 Sul piano simbolico, accompagnare il passaggio della soglia dell’ Inverno significa passare dalle tenebre alla luce, dall’inconsapevolezza alla  consapevolezza della coscienza di sé. Per meglio entrare in questo percorso di luce interiore  è possibile coniugare la pratica dello Yoga    con le vibrazioni e le risonanze dell’Arpa.

L’Arpa è uno strumento archetipico profondamente radicato nell’inconscio collettivo dell’umanità e  le sue  vibrazioni  aiutano a immergersi dolcemente nella profondità della psiche per ritrovare armonia e serenità, nella sensazione di essere sostenuti da un tappeto sonoro.  Il suono dell’Arpa, insieme alla vibrazione delle sue corde,  consente di vivere, attraverso  le posizioni dello yoga, un’esperienza unica  di fusione del corpo fisico, energetico e spirituale. Il percorso musicale specifico per il Solstizio  d’Inverno accompagna  tutta la pratica yogica e lo yoga Nidra   ed è mirato   a potenziarne   gli effetti  prodotti.

Lo Yoga Nidra, sonno cosciente, si propone, in conclusione  del viaggio esperienziale, come  pratica meditativa  solstiziale unica,  che parte  dalla profondità  della psiche   per risalire, attraverso le corde dell’arpa,  in  superficie.

Conducono la pratica sonora: Sabrina Arathi Giannò, insegnante di ananda yoga, e Sira Sebastianelli psicoterapeuta e arpaterapeuta.

Seguite l’evento cliccando sul seguente link:

https://www.facebook.com/events/421398551904097/

Le Palme Rinascenti oltre il punteruolo rosso

Palme  Rinascenti

Quasi dieci anni fa, scrissi su  Third Life (giugno 2010), un articolo sulle palme che stavano morendo sotto l’inesorabile azione distruttiva del punteruolo rosso. Tante palme, in questi ultimi dieci anni, sono state “decapitate” o abbattute, per l’impossibilita di salvarle. Una strage che nel tempo ha colpito anche altri alberi come l’ulivo. L’albero che muore è sempre un indicatore di una disfunzione  della Natura, provocata spesso dall’ incuria e mal custodia umana del patrimonio naturalistico. Mi è capitato, spesso, di osservare le palme alla ricerca di un segnale di ripresa che lasciasse percepire una metaforica salvezza  dell’umanità, senza risultato, finché, qualche giorno fa, un ciuffo che cresceva al centro del tronco decapitato di un palma ha fatto  rinascere la speranza. Palme che ritrovano la forza e la voglia di ritornare a vivere. La palma, simbolo di immortalità,  che si è fatta mortale,  per dare esempio di  quanto l’imponderabile sia anche imprevedibile. Il terzo millennio è caratterizzato dalla massima innovazione tecnologica in tutti i campi della scienza, ma  sempre più si troverà a fare i conti con eventi  che segnano  il confine tra il digitale e il reale, tra l’essere umano sempre più scollato dal mondo della  Natura e la Natura stessa.  L’osservazione della Natura è sempre importante, perché è il termometro della Terra, indica lo stato di  salute del mondo che abitiamo. Ogni gesto ha una conseguenza, non dobbiamo dimenticarlo, anche perché non si può e non si deve tornare indietro, quindi la scienza deve fare il suo corso, ma la strada da percorrere deve sicuramente essere una strada alberata, altrimenti stiamo  solo percorrendo il deserto.

Clima, un anagramma che ci parla

Il Clima, inteso come termometro della salute del Pianeta Terra, è l’argomento più discusso e dibattuto  a livello mediatico, con articoli, dossier e reportage. Ghiacciai che scompaiono, livello del mare che si eleva, fiumi che esondano, bolle d’acqua che esplodono e fuochi che divampano, tutti sintomi preoccupanti sia  per la prognosi del malato Pianeta Terra, sia  per la cura salvifica da trovare.  Con il termine clima, se si provasse a fare un anagramma, risulterebbe in italiano la parola calmi, mentre in inglese la parola claim, nel significato di richiesta. Calmi e richiesta, parole che  si nascondono tra le pieghe del clima, tanto imperativa la prima, quanto  supplichevole la seconda. Cosa se ne può dedurre? Che il Pianeta Terra attraverso il clima  chieda agli essere umani di stare calmi, cioè di affrontare il problema con ponderazione, ascoltando  le grida di sofferenza degli elementi della Natura, terra, acqua vento e fuoco?  Sicuramente,  il  succedersi di eventi atmosferici inusuali e spesso catastrofici,  sollecita  la ricerca di soluzioni,  che, trovare   velocemente, magari con ansia, può servire a poco.  La richiesta supplichevole del Pianeta Terra  è di fare presto, ma senza fretta! Le fondamenta dell’ educazione al rispetto del Pianeta sono da rinsaldare, affinché  si possa edificare una struttura fatta di comportamenti dalle conseguenze non distruttive per l’ambiente, di ricerca della bellezza intrinseca delle cose, dei valori della vita e della consapevolezza del significato dell’esistenza. La Terra richiede empatia, cioè provare a osservare quanto accade come se, per un attimo, la Natura, di cui siamo figli, fossimo noi,  la cui casa venisse tutti i giorni violata da ospiti inattesi e indesiderati. Un grattacielo di sapere, conoscenza, educazione, consapevolezza ed empatia potrebbe salvare il Pianeta Terra e il suo clima, ma è necessario costruirlo facendo ognuno la propria parte, con un mattoncino di amore e di desiderio per il proprio benessere e quello degli altri.

TRASLOCO: dalla terza vita alla nuova vita

Il termine trasloco, dal latino trans loci, evoca cambiamenti  di luoghi fisici che possono riguardare trasferimenti in nuove città o in nuove case dove vivere e abitare. Un trasloco è un’operazione molto complessa perché richiede  il trasferimento   di anni di  vita, tradotti in oggetti come vestiario, utensili o ricordi,  in contenitori asettici da affastellare in un grande mezzo di trasporto, che si farà artefice del passaggio da un luogo a un altro. I passaggi  comportano il coinvolgimento di emozioni, stimolate dalla separazione da  luoghi reali, ma anche virtuali, come il trasloco che da thirdlife.it   conduce a sirasebastianelli.it,   una nuova vita che nasce  dalla terza vita. Third Life, però, continuerà a produrre come sempre in uno spazio dedicato, per dare il senso della continuità all’interno di un  contenitore più ampio.  Third Life come  un filo rosso che congiunge il passato al futuro, attraversando il presente,  per meglio coniugare il virtuale con il reale, metafora del mondo interno e del mondo esterno.