Terra, acqua, aria, fuoco

I quattro elementi della Natura, negli ultimi anni, hanno fatto sentire la loro presenza con tutta la loro dirompenza. Dall’Aria intrisa di virus, al Fuoco che imperversa ovunque, all’Acqua che scarseggia e alla Terra che desertifica. La sensazione diffusa è che non si riesca a risalire dal pozzo in cui sembra essere precipitata l’Umanità. Ultimamente mi domando spesso se il filosofo Eraclito, in questo periodo storico, avrebbe potuto avere l’intuizione che lo condusse al πάντα ῥεῖ (tutto scorre), quando nulla più scorre, né geo-fisicamente né metaforicamente. La società da liquida sta per essere liquefatta dal fuoco che scioglie qualunque forma di vita, perché l’acqua non è più sufficiente a spegnerlo e l’aria, paradossalmente, lo alimenta. Anni complessi che richiedono una lettura altrettanto complessa, perché i quattro elementi della Natura rappresentano la trama e l’ordito della vita. La vita dovrebbe ritrovare il rispetto necessario per se stessa, per le specie viventi, per tutto ciò che nasce, cresce e muore, avendo il diritto di vivere. L’Umanità non dovrebbe addestrarsi a sopravvivere, ma a vivere, nella ricerca di proteggere le condizioni che lo consentano, come, per esempio, evitando di dare per scontata l’eternità dell’acqua, dell’aria e della terra fertile. Come fare? La psicologia da tempo suggerisce di ritrovare il senso della vita ritornando a sentirsene protagonisti, accompagnando lo scorrere del tempo con la consapevolezza di viverlo nella costruzione di sé, fin dalle fondamenta. La percezione di essere piccole componenti della totalità non deve scoraggiare, ma ancora di più sentirsene parte, perché ognuno, nel suo percorso di vita individuale, può imprimere la sua impronta indelebile nella storia dell’Universo.

Le Palme Rinascenti oltre il punteruolo rosso

Palme  Rinascenti

Quasi dieci anni fa, scrissi su  Third Life (giugno 2010), un articolo sulle palme che stavano morendo sotto l’inesorabile azione distruttiva del punteruolo rosso. Tante palme, in questi ultimi dieci anni, sono state “decapitate” o abbattute, per l’impossibilita di salvarle. Una strage che nel tempo ha colpito anche altri alberi come l’ulivo. L’albero che muore è sempre un indicatore di una disfunzione  della Natura, provocata spesso dall’ incuria e mal custodia umana del patrimonio naturalistico. Mi è capitato, spesso, di osservare le palme alla ricerca di un segnale di ripresa che lasciasse percepire una metaforica salvezza  dell’umanità, senza risultato, finché, qualche giorno fa, un ciuffo che cresceva al centro del tronco decapitato di un palma ha fatto  rinascere la speranza. Palme che ritrovano la forza e la voglia di ritornare a vivere. La palma, simbolo di immortalità,  che si è fatta mortale,  per dare esempio di  quanto l’imponderabile sia anche imprevedibile. Il terzo millennio è caratterizzato dalla massima innovazione tecnologica in tutti i campi della scienza, ma  sempre più si troverà a fare i conti con eventi  che segnano  il confine tra il digitale e il reale, tra l’essere umano sempre più scollato dal mondo della  Natura e la Natura stessa.  L’osservazione della Natura è sempre importante, perché è il termometro della Terra, indica lo stato di  salute del mondo che abitiamo. Ogni gesto ha una conseguenza, non dobbiamo dimenticarlo, anche perché non si può e non si deve tornare indietro, quindi la scienza deve fare il suo corso, ma la strada da percorrere deve sicuramente essere una strada alberata, altrimenti stiamo  solo percorrendo il deserto.

L’INTERVALLO DELLA NATURA

L’INTERVALLO DELLA NATURA

 

Inquinamento acustico = Inquinamento della coscienza

 

Qual è il suono della Natura?

Se si  ascoltano  gli stimoli che fanno vibrare  i timpani degli orecchi,  si riconoscono rumori di automobili, autobus, aerei, ma di suoni naturali nessuna traccia! Anzi, no, il cinguettio di un uccello ci stupisce, forse è in gabbia o forse è tra quelli che, come riporta un articolo del 20 novembre 2012 pubblicato sul quotidiano  la Repubblica, costretto dai rumori umani, alza il tono della voce per farsi sentire dagli altri suoi simili?

A quanto si legge nell’articolo dovrebbe  trattarsi proprio di un cinguettio forzatamente innalzato nel tono, fenomeno che riguarderebbe  anche tutti gli altri animali dalle balene ai grilli, dalle rane ai passeri. Lo studio della biologa Ulrike Lampe dell’università di Biedefeld in Germania, riportato nell’articolo di La Repubblica,  ha evidenziato anche quanto i vocalizzi, spesso richiami d’amore,  modificati nelle tonalità non siano più graditi e riconosciuti dalle femmine della specie.

Che vita dura per il popolo della Natura, alle prese con l’orchestra disarmonica degli umani,  che impone di sforzare l’ugola e di gonfiare i polmoni.

Gli animali,   avrebbero voglia  di gridare: “Silenzio!”? Forse sì!

Anche perché,  tutte le specie animali, che abitano la Terra, hanno l’ora del silenzio  indicata come  l’heure bleue (l’ora blu), l’ora di confine tra  la fine della notte e l’inizio del giorno, quando gli animali notturni tacciono e quelli del giorno sono ancora silenti.

 

L’heure bleue, un momento magico, da vivere in apnea, per ascoltare il silenzioso   passaggio di consegne  tra il popolo del buio  e il popolo della luce,  immersi in uno spettacolo, ineguagliabile, della Natura.  Gli esseri umani  non hanno l’ora blu, o, comunque, l’hanno persa, gli esseri umani non conoscono il silenzio, non lo praticano, ne hanno paura.  Il rumore esterno sovrasta il rumore interno dei pensieri che cadono, come gocce di  pietra,  nell’oblio della memoria. Cuffie stereofoniche posizionate sui padiglioni auricolari illudono di poter cambiare la colonna sonora della vita, non sempre gradevole,  e sono  usate come una momentanea rimozione del rumore, ma anche dei pensieri.  I  rumori e i pensieri, però, sono sempre lì, pronti a entrare nei canali uditivi della coscienza, finché  non arrivi anche per gli uomini e le donne della Terra l’heure bleue, per consentire loro di  entrare in ascolto di sé, unica condizione per abbassare il volume del rumore.  Solo così, sarà possibile restituire al resto degli abitanti della Natura, i loro toni autentici e le loro voci intonate alla  specie di appartenenza.

Sabbia:singolare plurale

SABBIA: singolare plurale

Quando arriva l’estate si pensa al mare e quasi mai alla sabbia. Eppure la sabbia è strettamente correlata al mare, anche dove ci sono scogliere, a guardare bene, sul fondo c’è sempre sabbia. Già, in fondo c’è sempre sabbia!

La sabbia è composta di granelli dalle dimensioni infinitesimali e inquantificabili, capaci di sommarsi formando dune alte come grattacieli  sulle terre desertificate.   Elemento  con il quale si possono disegnare immagini o scolpire figure che hanno però il   destino comune della impermanenza, cioè della  transitorietà.

Il contatto con la sabbia avviene inizialmente con i piedi nudi che affondano nella sabbia soffice, morbida, lasciando impronte destinate a scomparire con la risacca del mare o con il soffio del vento.  I granelli sembrano in balia del mare o del vento trasportati senza nessuna resistenza, ma che possono  cambiare il panorama e l’orizzonte, essendo dotati di una massa  che può fare la differenza.  Solida e liquida nello stesso tempo, la sabbia,  singolare  plurale, è come il pensiero,  contenitore unico   di innumerevoli  granelli- pensieri. Sia i granelli di sabbia che i pensieri  possono fluire e rincorrersi con leggerezza o aggregarsi,  diventando macigni che ostruiscono il  passaggio per qualunque possibilità di scambio   comunicativo  tra  la profondità e la superficie.     Quanti pensieri, infatti, inseguiamo nell’arco di una sola giornata, quanti passano, come schegge velocissime, senza poterli approfondire e quanti  sembrano indelebili, trasformandosi in rumori di fondo come le “famose” vuvuzelas?

La sabbia è la terra del mare,  che accoglie, avvolge e contiene, ma può anche essere abrasiva e ferire. Torna, così, il parallelismo con il pensiero e i suoi infiniti granelli  formati da contenuti psichici  portatori di gioie e di dolori. Inutile liberarsene, i pensieri si insinuano negli interstizi della memoria come i granelli  di sabbia si insinuano nella trama  e nell’ordito dei tessuti.    Accogliamo, allora, i pensieri e i granelli di sabbia,  come  elementi evocativi  di  ricordi  ed  emozioni di un  periodo  della nostra vita che nessuna rimozione può far  precipitare nell’oblio, perché siamo consapevoli che in fondo e nel fondo del mare dell’inconscio c’è comunque sabbia!