Centocinquant’anni fa, il 26 luglio 1875 a Kesswil in Svizzera nasceva Carl Gustav Jung………..
26 luglio 1875
Centocinquant’anni fa, in Svizzera, nasceva Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, che ha aperto la possibilità di viaggiare nell’inconscio come aveva anticipato Sigmund Freud, ma per una via che nel tempo si è differenziata dallo stesso Freud. L’ Opera junghiana è una lente con cui guardare interiormente l’essere umano e avere la consapevolezza di quanto la conoscenza di sé sia inesauribile. Carl Gustav Jung era un medico psichiatra che, attraverso il suo percorso personale e professionale, ha superato i confini dell’inconscio individuale intuendo l’esistenza di un inconscio collettivo, lasciando un’eredità che ha intriso la psicologia di simboli, miti, archetipi che hanno cambiato la prospettiva della cura.
Il mio incontro con Carl Gustav Jung è avvenuto, ovviamente, attraverso il percorso accademico e gli studi successivi, ma soprattutto nel seguire un percorso formativo con il professor Aldo Carotenuto, psicoanalista, didatta, oltre che profondo conoscitore e divulgatore della psicologia analitica junghiana.
Per i centocinquant’anni dalla nascita di Carl Gustav Jung vorrei scegliere una sua opera, aprendola in una pagina a caso, sapendo bene che, come lo stesso Jung ha teorizzato, sviluppando il concetto di sincronicità, “coincidenze significative”, nulla è casuale e tutto ha un senso. Prendo, quindi, il volume settimo della sua Opera pubblicata in Italia da Boringhieri e lo apro, a caso, a pag. 187, dove inizia il capitolo dedicato a Anima e Animus, due archetipi che rappresentano il femminile e il maschile, all’interno della seconda parte del volume dedicato a “L’Individuazione” che nelle prime righe recita così: “C’è una destinazione e una possibilità di uscir fuori dagli stadi trattati nella prima parte (dove si parla delle azioni dell’inconscio sulla coscienza n.d.r.). È la via dell’individuazione. Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare sé stessi, attuare il proprio Sé. ‘Individuazione’ potrebbe dunque essere tradotto anche con ‘attuazione del proprio Sé’ o ‘realizzazione di Sé’.” (C.G.Jung, 1928 “La funzione dell’inconscio”, in Opere, vol. 7, Boringhieri, Torino 1987, pag. 173). Nella a-causalità della scelta del testo sono emersi aspetti centrali della teoria junghiana e cioè il Principio di Individuazione e gli archetipi Anima e Animus, che richiamano l’attenzione su quanto sia importante, nel percorso umano, cercare la propria autenticità per essere sé stessi e confrontarsi con parti
di sé come il maschile (Animus) e il femminile (Anima), la cui integrazione interiore aiuterebbe anche a dialogare con il maschile e il femminile al di fuori di noi nel corso dell’esistenza.